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Non so se nel Fediverso italiano ci sia qualcuno coinvolto direttamente nelle risorse umane, o che sa da vicino le loro dinamiche.
Discutendo con un mio conoscente in merito a "diversità equità inclusione" seghe varie, mi raccontava "ho saputo per vie traverse che non mi hanno preso a lavorare perché stavano cercando le mie competenze ma la persona doveva essere donna, nero, omosessuale/trans/queer".
Onestamente mi è venuto da rispondergli, di pancia: "benvenuto al mondo! Buono il sapore?" Io quelle "tu sei competente ma..." sono frasi che mi sono sentita dire un sacco di volte perché donna, perché con disabilità. E francamente, istintivamente, non mi dispiace così tanto se un pochino lo assaggia anche chi ha avuto la strada spianata "per status" fino all'altro giorno.
La razionalità però mi fa capire il concetto opposto: chi si trova penalizzato perché "non sottorappresentato", non empatizzerà con noi perché semplicemente non è abituato a farlo. Anzi, proverà ancora più rabbia e odio verso quei gruppi che a suo dire gli portano via il lavoro. E alla fine votano [partito conservatore estremo a caso].
Se davvero le cosiddette "quote" funzionano così, va migliorato il sistema. Non puoi assumere uno _perché_ [gruppo a caso]. Devi assumerlo per le sue competenze. Non sei sicuro che le abbia? Perfetto. E la colpa di chi è? Di un mondo che ha marginalizzato parecchi gruppi senza preoccuparsene, e continua a farlo, includendoli solo sulla carta per far numero.
in reply to Elena Brescacin

lo vado predicando da decenni che, pur donna, sono contraria alle "quote rosa".
Una persona dovrebbe essere assunta perché competente e adatta al ruolo, non perché vagina munita, o con un determinato colore epidermico, o con un orientamento sessuale anziché un altro.
Abbiamo avuto per secoli maschi bianchi eterosessuali preferiti ad altri candidati solo perché tali, non è certo ribaltando il parametro che le cose miglioreranno.
in reply to LaVi

@LaVi Il discorso è un attimo complesso, comunque. Perché nel caso in cui non ci fosse stata la legge 68 (quella di assunzione per le persone con disabilità) non so se avrei trovato lavoro. Poi certo, se hai valore ti integri, ma è pieno di aziende che o assumono e mettono la persona là in un angolo, o la fanno andare via creando difficoltà, o peggio non assumono, preferendo pagare la multa perché gli conviene di più.
Il sistema non va eliminato secondo me, andrebbe migliorato.
@LaVi
in reply to LaVi

@LaVi il discorso è più complesso, perché le quote rosa dovrebbero servire a dimostrare che le donne possono fare determinati lavori e far abituare la gente all'idea, sapevo di paesi dove le avevano tolte perché comunque si assumevano donne in modo organico. Poi ci sono quelli che ai colloqui agli uomini come prima domanda chiedono delle loro esperienze e alle donne della loro situazione sentimentale/familiare. Questo è un problema che non risolvi con le quote rosa
@LaVi
in reply to Sabrina Web :privacypride: 📎

@sabrinaweb71 esattamente. Mentre, se si facesse come vorrei io e si considerassero solo persona e capacità, il problema non si porrebbe proprio.

@elettrona

in reply to LaVi

@LaVi @sabrinaweb71 Il valore fondamentale è assumere per le proprie capacità professionali, ma allo stesso tempo non deve metterti a disagio parlare coi colleghi di chi sei.
Io non condivido quelli che dicono "adesso ti presenti, dici chi sei" e parte tutto il teatrino stile alcolisti anonimi. Deve essere lo spirito tra colleghi che ti fa sentire a tuo agio.
Capiamoci, non devi dire "io sto con un partner maschio / una partner donna" ma se tipo in pausa caffè racconti "sono uscito col mio compagno a vedere i tizi che suonavano la tromba", nessuno ti deve guardare storto. Se a una cena aziendale apri il marsupio e prendi il flacone di farmaci, non devi fare sotterfugi perché gli altri non lo vedano, così da evitare che si mettano a googlare e dire "ah, sì, po'ro ragazzo, c'ha l'accaivvù" o riempirsi di amuchina fino alla spalla appena giri gli occhi. Questa roba qua, non la impari col diversity program. O meglio, non serve SOLO quello.
in reply to Elena Brescacin

forse non mi sono spiegata bene: per me al centro deve esserci *la persona*, il *rispetto* della persona, e questo non lo impari no col diversity program, né imponendo per legge le assunzioni di un certo numero di soggetti di questo o di quel tipo.
Sono d'accordo con te e con @sabrinaweb71 e concordo in toto con quanto scrivi qui circa l'interazione tra colleghi.
in reply to LaVi

@LaVi @sabrinaweb71 a parole. In pratica quello che succedeva era che avevi candidati di confrontabile preparazione e si pigliava sempre il maschio.

Io vorrei capire da dove viene lo stereotipo che quelle prese per errore rosa siano incompetenti.

in reply to Sabrina Web :privacypride: 📎

@sabrinaweb71 @LaVi Idem le prese in giro alle persone non etero, o a quelle nere; lo stesso le aziende che assumono disabili, e non risolvono le barriere architettoniche. Assumere donne e pagarle poco / non dare loro posizioni di responsabilità, vanifica tutti gli sforzi.
Poi mettici pure che certi si vantano delle "quote" diversità, poi ti trovi una persona bipolare sotto farmaci, o con HIV, o trapiantata o sotto chemio... che vede chi non si sente a disagio a dire "sono lgbt, indu buddista ebreo musulmano" però dire "vivo con l'HIV" non lo dici perché temi lo stigma.
in reply to Sabrina Web :privacypride: 📎

@sabrinaweb71 @LaVi Io so solo che una volta, da un posto diverso da dove lavoro io, una persona mi chiese "dovremmo assumere più disabili, ci piacerebbe autistici o con disabilità multiple"... Io conoscevo il posto, e ho risposto solo: "ti droghi?"
Se neanche hai il bagno a norma, se sei un open space pieno di luci e rumori, dove cazzo vuoi andare? Per cui, sì. Che una persona con disabilità debba saper lavorare, è il minimo sindacabile.
in reply to Elena Brescacin

@sabrinaweb71 "ci piacerebbe autistici o con disabilità multiple" è raccapricciante! La tua risposta è stata fin troppo educata, secondo me.
in reply to LaVi

@LaVi @sabrinaweb71 «ci piacerebbe un token che rappresenti più classi contemporaneamente, ha per caso una donna trans nera neurodivergente cieca?»

E qui si tira fuori il lanciafiamme.

in reply to Oblomov

@oblomov @GustavinoBevilacqua @LaVi @sabrinaweb71 Mi fa un sacco arrabbiare la mancanza di figure attente davvero; chi conosca l'inclusione per quella che è, quali sono le migliori pratiche. Per cui, in qualsiasi ambito se ne parli, viene sempre fuori il tokenismo. Cioè diventare dei simboli. Quindi in ambito lavorativo, sportivo, ecc... Non sei più una persona che ha lottato per arrivare a un obiettivo. Sei il simbolo che rappresenta l'azienda / squadra / linux user group o dovunque vuoi andare... "quanto bravi siamo che abbiamo accettato [gruppo a caso]"
Bebe Vio è l'esempio lampante di tokenismo; non perché lei lo sia, ma perché l'hanno fatta diventare tale. Poi certo da adulta ha scelto, ma quella volta in cui ha fatto in tv "la vita è una figata" e l'hanno messa conduttrice, io l'ho compatita. E pensare che qualcuno dice anche a me "parlassi di più della disabilità, avresti più successo" - cosa sono io? Una puttana?
in reply to Elena Brescacin

@oblomov @LaVi @sabrinaweb71

Laggente ama le figure tipo scimmietta ammaestrata perché queste le fanno sentire più "normali" (e superiori, a loro avviso).

in reply to Elena Brescacin

@LaVi ma poi, al di là dell'open space, che vuol dire ci piacerebbe autistici? Fanno la collezione delle disabilità?
@LaVi
in reply to Elena Brescacin

@Elena Brescacin che poi, siamo sicuri che in realtà il requisito non fosse “vorremmo qualcuno che si faccia pagare di meno, in quanto appartenente ad una categoria con meno opportunità”?

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