Dovremmo andarcene tutti da YouTube? Con Kenobit (Fabio Bortolotti)
Mi è venuto a trovare Fabio Kenobit Bortolotti, musicista, attivista e autore dei volumi "Assalto alle piattaforme" e "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso".
Insieme abbiamo parlato dell'attuale architettura di internet, controllata soprattutto da grandi piattaforme centralizzate, e dei meccanismi con cui i social commerciali estraggono valore e dati dagli utenti, condizionando la visibilità dei contenuti e alimentando dinamiche di dipendenza digitale.
Ma non solo, abbiamo parlato soprattutto di soluzioni pratiche. Abbiamo toccato il tema del Fediverso, la rete di social media decentralizzati e indipendenti. Abbiamo parlato anche di software libero, di sovranità tecnologica e di mutuo aiuto digitale.
Ho provato anche a porre una domanda a Fabio: quanto di tutto questo si può fare dal basso e quanto invece sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte, attraverso piattaforme europee per la partecipazione democratica o semplicemente liberando le loro pubbliche amministrazioni dai software proprietari?
ATTENZIONE: per l'occasione da oggi ho aperto il mio canale video sul Fediverso, usando PeerTube: video.marcocappato.it
È un primo passo per portare il dibattito pubblico e l'attivismo politico fuori dalle logiche degli algoritmi delle piattaforme commerciali. Parlo spesso nei miei spazi social del fatto che servirebbe una sfera pubblica digitale libera dal controllo delle Big Tech. Credo che sia importante sperimentare anche delle alternative pratiche che già esistono. Sono già su Mastodon (marcocappato@mastodon.uno), da oggi anche i miei video sono sul Fediverso.
Per approfondire:
📚 Assalto alle piattaforme, di Fabio Kenobit Bortolotti: agenziax.it/assalto-piattaform…
📚 Liberare il mio smartphone per liberare me stesso, di Fabio Kenobit Bortolotti: kenobit.it/libri-e-fanzine/
Il progetto Socialini: socialini.it
Informazioni sul Fediverso: fediverse.info
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00:00 Intro
01:11 Dal burnout da creator all'assalto alle piattaforme
05:44 Il fenomeno della enshittification nelle piattaforme commerciali
15:34 Potrei fare a meno delle piattaforme social?
20:00 Il Fediverso e ActivityPub: l'alternativa decentralizzata
26:16 Basta agire dal basso o servono le istituzioni?
30:37 Perché dobbiamo parlare di sovranità tecnologica
37:07 Cosa fare con i dati della democrazia?
44:22 Parliamo di intelligenza artificiale
49:06 Democrazia partecipata e identità digitale
57:42 Dovremmo le piattaforme agli adolescenti?
01:05:09 Domanda trappola
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Kenobit
in reply to Marco Cappato • • •Grazie della chiacchierata! Che bello vedere una nuova istanza di PeerTube.
Senzafreni
in reply to Kenobit • • •Hai ragione @kenobit sul caffè.
Come per i social, però, ci sono i caffè del #commercioEquoESolidale che non sono raccolti a cottimo; non è necessario rinunciare, basta scegliere.
Comunque mi piace che l'alternativa a "centralizzato" sia "distribuito", perché il termine "decentralizzato" non mi è mai piaciuto, si pone in opposizione.
Tra l'altro, non c'è un solo modello di distribuzione. Il fediverso usa il modello della federazione, ma esistono altri modelli di rete.
@marco
Kenobit
in reply to Senzafreni • • •@marco
Senzafreni
in reply to Kenobit • • •Ma visto che il video iniziava con un paio di battute sul caffè, che per il ComES è uno dei prodotti simbolo...
@kenobit @marco
Andre123
in reply to Marco Cappato • • •@marco
Discussione intereasnte. Ci sono molti spunti. Mi ricollego al discorso del voto elettronico ed al fatto (secondo me corretto) che parecchi esperti lo ritengano un grosso rischio. La vedo come @kenobit . Per certe cose "delicate" non è necessario, anxi forse è dannoso, scomodare molta tecnologia che porta con sè anche molti rischi.
Faccio anche un passo in più. In un'epoca turbolenta come questa servizi essenziali dello Stato (la rete idrica, la rete elettrica nazionale, gli ospedali ecc.) dovrebbero, a mio avviso stare su una intranet, ma non su internet. Quindi di fatto stare su una piccola internet tutta per loro, con cui comunicano fra loro ecc., ma non connessa ad Internet (quella a cui tutti accediamo con un pc, telefonino ecc.)
Che serva proprio un accesso fisico a determinati pc e server per lavorarci, dove dei tecnici autorizzati vanno fisicamente in una "cabina di regia" per lavorare su questi servizi, ma non possano connettersi da remoto via internet. Se va sistemato un problema un tecnico non può accendere il laptop dall'hotel di Londra dove è per lavoro o piacere e risolver da lì. Deve andare a Roma per lavorarci entrando fisicamente in un palazzo dove ci sono i server ecc. Scomodo sì, ma parliamo di sicurezza.
Perchè se un tecnico può connettersi in remoto a un server che magari gestisce la rete idrica di una regione, beh potrebbe farlo anche un hacker malintenzionato, facendo parecchi danni.
Per certe cose troppa tecnologia la vedo come un rischio grande rispetto ai vantaggi che potrebbe offrire.
Idem le AI (diciamo LLM per restringere) : i datacenter fanno uno scempio di risorse naturali (e acqua santo cielo!) e per cosa? Perchè tutti possano dal cellulare chiedere qualcosa, invece di fare una semplice ricerca ?
Elena ``of Valhalla''
in reply to Andre123 • •@Andre123 @Kenobit @Marco Cappato però sono anche svariati anni che esistono le VPN (quelle veramente Private, non quelle vendute per “sicurezza”), e le pagine di login ragionevolmente sicure, e altri strumenti per collegarsi da remoto a sistemi di controllo che non sono attaccabili dall'ultimo hacker che passa, ma che come minimo richiedono le risorse di un hacker finanziato da uno stato, e uno stato con tante risorse.
e poi si trovano i pannelli di controllo delle centrali idroelettriche su shodan, senza nessuna password all'ingresso.
magari una via di mezzo tra la situazione attuale e tutto scollegato la si può trovare, cosa ne dite?
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Andre123
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emoxⒶ
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