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Ieri, alla trasmissione "il tuffo", parlava un maestro di scuola primaria, e raccontava tante cose interessanti, se avete modo recuperate la puntata su raiplay.

Tra le varie cose faceva anche notare come il mestiere dell'insegnante fosse un ripiego per tanti suoi colleghi/e e di conseguenza ne soffriva la qualità dell'insegnamento, perché ovviamente se tu volevi fare altro ma finisci a fare l'insegnante sarai sfavato e questo inevitabilmente ha ripercussioni sul lavoro.

Secondo me, ha ragione su un sacco di punti, e ne approfitto per osservare che anche nell'informatica ci si sente così.
È un ripiego per un sacco di persone, che giustamente devono pur mangiare, ma proprio per quello s'è riempita di una massa di gente che non ha la competenza né la voglia per fare un lavoro decente. Non ci vanno (direttamente) di mezzo i bambini, ma oh quante bestemmie prendono il volo.

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in reply to Lysander il breve

Credo sia così un po' per quasi tutti i lavori: alla fine delle medie i genitori ti iscrivono a ragioneria "perché si guadagna bene", ti scazzi e passi al liceo perché è pieno di gnocca (dicono), e alla fine finisci a fare il saldatore se va bene.
in reply to rag. Gustavino Bevilacqua

Certo!
Ma ho idea che se una persona non è riuscita a fare quel che avrebbe voluto, e si trova davanti alla scelta saldatura-informatica, dice "saldatura faticosa rischiosa e sporca. informatica facile comoda e al coperto" e si butta sulla seconda.

Non solo, un'azienda non lascia una saldatrice TIG in mano al primo che passa, mentre un computer/credenziali viene dato con parecchia più liberalità

in reply to Lysander il breve

Peraltro, io, informatico, vorrei decisamente imparare a saldare/forgiare qualcosina, è uno dei sogni nel cassetto 😁
in reply to Lysander il breve

Io sto aspettando che esca un corso di formazione per saldatura TIG¹ alla scuola edile di Imperia: lo fecero vari anni fa, ma è un po' che non lo ripetono.

Spero che le prime 4 lezioni vertano su "come convincere la moglie a comperare un'altra saldatrice" 😄

~~

¹ Non bastano 38 minuti di video…
invidious.nerdvpn.de/watch?v=g…

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in reply to Elena ``of Valhalla''

@rag. Gustavino Bevilacqua @Lysander il breve (però ammetto che dovendo scegliere tra:

* svegliarsi alla mattina prima dell'alba, salire in auto, passare la dogana, entrare in fabbrica all'ora precisa dell'inizio turno, saldare, starci fino alla fine turno senza pausa pranzo (e le altre settimane iniziare tardi, ma tornare a casa a notte fonda)
* svegliarsi alla mattina con calma, spostarsi al pc, fare colazione, iniziare a lavorare ancora in pigiama, pranzare a casa con calma, finire al pomeriggio avendo tempo di fare qualcosina prima di sera

beh, i due lavori di per se magari sono diversamente ma altrettanto impegnativi, ma lo stile di vita del programmatore può essere molto più comodo, eh

saldare meglio farlo per hobby :D

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in reply to Elena ``of Valhalla''

Son d'accordo (per quanto forse dovrei fare un appunto sui diversi tipi di fatica, non per forza meno impattanti. L'alienazione esiste anche per i lavoratori non fisici, ed è probabilmente pure più insidiosa e meno conosciuta), e infatti capisco chi si butta sull'informatica così come capisco chi si butta sull'insegnamento, entrambi più fisicamente comodi del saldatore.
Però in entrambi i casi, non posso non brontolare contro chi inquina il campo, ne abbassa il livello di competenza, e contribuisce, magari involontariamente, al costruirgli una nomea abbastanza falsa.

In ogni caso, allora il piano è:
- convincere gustav a insegnarci la saldatura
- convincere te a insegnarci la sartoria antica
- raccattare tutte le persone interessate
- convincere chi sa qualcosa a insegnarlo
- ritirarci in una cascina toscana (giusto perché il paesaggio è molto bello)
- riemergere dopo n mesi con i fondamenti delle nuove abilità

Ora servono solo i fondi, il tempo, la cascina, il materiale, gli attrezzi e gli strumenti.
Io posso portare, se è d'accordo, un gatto, quindi siamo a cavallo 😂

in reply to Lysander il breve

Le persone che quando ti vedono davanti al computer per calibrare una query SQL (magari da qualche ora) dicono "Eh, na sei sempre lì che giochi!" andrebbero compostate sul momento, non vale la faica di cercare di rieducarle.
Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

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in reply to Lysander il breve

@Lysander il breve @rag. Gustavino Bevilacqua ci sto!

io ci metto l'insegnamento della sartoria antica, e mi porto anche gli strumenti, che non pesano molto e anche se stiamo facendo la strada a cavallo non è un problema :D

in reply to Lysander il breve

Io posso portare le basi della fotografia (e qualcosa in più se gradito), e un pò di storia dell'evoluzione della fotografia da tecnica ad arte 😉

Detto ciò la mia compagna insegna alla materna. Uno pensa: beh dai son piccolini, cosa vuoi che sia...
E invece se lo fai con passione devi saperne di psicologia, pedagogia, neuropsichiatria infantile ecc.
Aggiornarti sempre sui metodi di insegnamento...

Due anni fa, per questioni di praticità / e per non venir sfruttata a sangue / è passata dal privato al pubblico....
Ottimo per l'orario di lavoro e la paga migliore, ma didatticamente vede delle cose terribili....poveri bimbi,

in reply to Elena ``of Valhalla''

qua a Torino un paio di edizioni fa di hackrokkio oltre ai vari talk tecnici da nerd abbiamo fatto un workshop di saldatura ad arco. Alla fine c' era più gente a saldare piastre di metallo che a parlare di Tor e PGP. Me compreso.
Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

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in reply to Lysander il breve

al lavoro da me teorizzano da anni che chiunque sia in grado di seguire una guida può fare il nostro lavoro. Peccato che poi le guide vadano scritte ma non viene fatto e peccato che, in ogni caso, sia una stronzata. Come risultato mi trovo una massa di colleghi giovani, che arrivano da corsi "professionalizzanti" (aka truffe), che fa le assistenze ai clienti chiedendo le cose agli LLM e che dopo due anni di lavoro non è in grado di usare una shell testuale, non ha capito come funziona una rete, non ha idea di cosa sia un sistema di posta al di là dell interfaccia di gestione di un tenant 365. Una micidiale perdita di competenze, scimmie mandate al macello che non potranno mai fare qualcosa di più dell help desk. E quando andranno in burn out verranno sostituite da altre scimmie.

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in reply to lorcon

Wow, dev'essere una credenza diffusa perché è una situazione parecchio simile alla mia.
Io lì a ripetere incessantemente che per scrivere una guida al megamerdaio che è un sistema vecchio di decenni ci vogliono anni, e persone che parlano coi vari responsabili e fanno esclusivamente manutenzione di quella guida.
Che non ha senso tenermi dietro un junior e fargli vedere come risolvo io un problema perché non posso fermarmi ogni dieci minuti e spiegare cos'è CIDR e perché è importante quello slash, e se invece vado dritto il junior impara una sequenza di comandi magici che risolvono uno specifico problema come fosse magia nera.
Che i cazzo di llm comunque NON SONO UTILI per debuggare o estendere un megamerdone, e producono cose a una prima occhiata sensate ma che guarda un po' tu, dopo qualche mese esplodono e chi viene paracadutato per spegnere l'incendio? Uno dei vecchi brontoloni che usa ancora awk.

Io mi domando davvero cosa diavolo succederà da qui a una cinquantina d'anni, quando TUTTI saranno stati junior all'epoca degli llm. Per ora vedo anch'io una caduta quasi verticale di competenze, con uno stacco proprio netto tra i "vecchi" junior che diventano rapidamente più richiesti e i "nuovi" junior che sono praticamente automi. L'ho visto come dba, l'ho visto come devops, l'ho visto come sviluppo anche se in quest'ultimo si nasconde moolto meglio.

Che ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale come l'introduzione del telaio a vapore o del nylon?
Nel senso, fino a un certo punto, i vestiti li si faceva in cotone, lino, o in lana. E li facevano degli umani quasi su misura. Costavano, ma c'era un livello minimo di qualità relativamente alto.
Poi arriva l'industria, i vestiti diventano industriali e in nylon, e la qualità minima crolla.
E ora una camicia di costo abbordabile per un operaio dura due stagioni e si dissolve, mentre una camicia di costo abbordabile per un contadino di duecento anni fa durava due generazioni.

Lo stesso mi sa succederà col software, e gente come me (noi?) verrà relegata a fare software da boutique per pochi clienti di nicchia, mentre il resto del mondo naviga nel pattume

in reply to Lysander il breve

dove lavoro da sei anni gestivano: hosting web, sistema mail (postfix+dovecot e contorno), infrastrutture on site in modo verticale (dalla scelta del ferro e degli ups alla configurazione di rete e VM varie). A questo si aggiunge vendita client, configurazione e manutenzione degli stessi. Ora il sistema di posta giace abbandonato e non aggiornato "perché tanto siamo costretti a passare a o365 per la nis2" (falso, diofá), l hosting web non lo stiamo più proponendo ai clienti perché "abbiamo poco margine", chi configura le infrastrutture ogni tanto le manda in produzione dimenticandosi i backup perché il responsabile li ha messo fretta, e sui client con w11 la manutenibilitá del sistema è... bhe, come dire? Impossibile by design? Su quello che è più complesso siamo in 3 su 15 capaci a metter mano. @GustavinoBevilacqua
in reply to lorcon

Ahahah, un abbraccio bro, con tecnologie e prodotti diversi, ma è più o meno lo stesso brodo che mi devo sorbire anch'io. Qualche giorno fa per poco non rischiavo (credo) il licenziamento quando una persona più alta di me mi ha mostrato come "è facile scrivere la documentazione, basta che dai tutto in pasto all'AI. Io lo faccio con le mail ed anche qualche manuale quindi puoi farlo anche tu" ed ero sul punto di mandarla violentemente affanculo, cavandomela facendogli vedere che non puoi passare mezzo giga di sorgenti come contesto.

Sono sempre più convinto che il management questo possiamo dire immerdamento? della "truppa di trincea" lo conosca e lo abbia accettato come inevitabile.
Ora si è in tre su quindici in grado di metter mano al sistema, domani ce ne sarà uno, dopodomani zero. E dall'alto accetteranno che la badilata di slop che il mucchio di poveri junior tira fuori fixerà il problema per forse due settimane e poi via da capo. Ci sarà forse un carico maggiore sui poracci dell'helpdesk che devono reggere la rabbia dei clienti, ma anche lì il cliente stesso accetterà che le camicie di lino il software bello solido di una volta non esiste più e che la nuova normalità è la merda

in reply to Lysander il breve

oh, si, qua il crollo del livello delle competenze è non solo accettato ma apertamente teorizzato come "male necessario". D'altra parte il mio lavoro lo vendi a 50€ l'ora e non vuoi aumentare il prezzo perchè temi di essere abbandonato dai clienti, tolte le spese varie, le tasse e l'utile rimangono 9€ qualche spiccio l'ora da dare ai dipendenti. Che è una miseria. Chi rimane a questo punto? a) Quelli come me o un altro collega che anche se ci paghi un cazzo non abbiamo mutui o affitti sul groppone e lavoriamo si e no 2 ore al giorno per cui finchè non ci viene a noia ci conviene stare lì b) quelli che sono scappati dalla ristorazione, hanno fatto un corso truffa e li hai assunti perchè sono detassati c) gente caso. È un modello di business sensato? No. Collasserà? Lo spero.

@GustavinoBevilacqua

in reply to lorcon

aggiungo: tendenzialmente chi si voleva fare il sysadmin, voleva approfondire le cose, oltre a essere un lavoro l'informativa era una passione/hobby/attività militante, smontare cose e capire come fungono è un'approccio generale alla vita. Questa componente sta scomparendo completamente, i neoassunti hanno esattamente l'atteggiamento che dicevi nel primo post. Non approfondiscono nulla, non hanno idee per farsi un progetto personale. Lo capisco perchè appunti sono quasi tutti scappati da altri ambiti ma alla lunga per loro sarà solo un'infinita distesa di noia.

@GustavinoBevilacqua

in reply to lorcon

da lavoratore del settore come voi vorrei dire la mia perchè quando leggo gente che lavora nell'IT, soprattutto senior, vedo sempre un pò la tendenza a colpevolizzare il collega lavoratore "che non ha le competenze per fare quello che fa ma ha voluto proporsi lo stesso per quel lavoro per sfuggire alla disoccupazione o a un lavoro di merda sottopagato".
so che non la pensate esattamente così e in alcuni casi siete molto lontani dal pensarla così ma vorrei spezzare comunque una lancia verso sta gente. e comunque il thread inizia parlando di gente che si mette a fare l'insegnante o l'informatico senza avere l'aspirazione, la voglia o la competenza per farlo per cui.
cerco di essere sintetico.

1/

in reply to muffa

1. ognuno di noi nasce e cresce con delle aspirazioni, lavorativamente parlando. non sempre ci va bene. e allora si va di ripiego. da quando esiste il capitalismo, la forza-lavoro va dove trova condizioni di lavoro e di vita migliori rispetto a quelle di partenza. e allora meglio l'insegnante o lavorare nell'IT piuttosto che la fame o un lavoro da fame. in Italia c'è il deserto di opportunità e quelli sono tra i pochi settori dove strappare uno stipendio neanche dignitoso ma almeno sopra il livello di povertà. negli anni 50 i contadini scappavano dalla campagna e andavano a lavorare in fabbrica senza mai aver visto una pressa meccanica o un capannone.

2/

in reply to muffa

2. siamo in pieno inverno demografico. anche volendo, non ci sono abbastanza tecnici qualificati per coprire la domanda delle aziende per quei ruoli. questo è uno dei motivi del perchè il livello di competenze chiesto all'ingresso si sia abbassato negli ultimi anni.
3. l'altro motivo è che la competizione capitalistica è salita di livello, i margini per le imprese si sono ridotti, e allora si fa quello che il capitalismo sempre fa in questi casi: si riducono i costi con la compressione salariale e l'aumento dei carichi di lavoro. meglio un neoassunto al minimo sindacale mandato in prima linea a fare il lavoro di un sistemista senior che nel frattempo ha dato le dimissioni dopo che è andato in burnout perchè era rimasto l'unico a tenere in piedi tutta l'IT di una media azienda.

3/

in reply to muffa

di tutto questo nulla è colpa del poveraccio che cerca di migliorare la propria condizione lavorando in un dato settore.
4. fare il sysadmin o l'insegnante non è una missione. è un fottuto lavoro nel fottuto capitalismo. c'è stato forse un tempo, che non ho vissuto, in cui queste professioni erano ricoperte di un'aura di riverenza e rispettabilità, come tutte le professioni ad elevata qualificazione. e forse ci si credeva qualcosa d'altro dalla classe lavoratrice. ceto medio, tecnici, professori. la tendenza nel lungo periodo al peggioramento delle condizioni di lavoro tipica del capitalismo ha spazzato via una volta per tutte st'illusione. siamo classe lavoratrice. lo siamo sempre stati. e io ne sono sempre stato orgoglioso. siamo carnaccia da cui estrarre plusvalore.

4/

in reply to muffa

5. già lavorare tutti i giorni per tutta la vita è alienante di suo. a maggior ragione se la situazione è quella che abbiamo sotto gli occhi, e questo vale in tutti i settori, nella scuola (definanziata per decenni) come nell'IT (dove ormai l'aumento dei carichi e il lavorare sotto-organico è la norma). per cui solidarietà agli sfavati di tutto il mondo, giovani e vecchi, neoassunti e non. anch'io dopo 10 anni di lavoro nel settore non c'ho più voglia e passione e, potessi, darei le dimissioni.
per cui fanculo al capitalismo, fanculo ai capi e fanculo pure all'IT di sto cazzo. sono uno di voi.

(scusate se sono andato lungo)

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Questa voce è stata modificata (19 ore fa)
in reply to muffa

condivido in parte. se si toglie tutto il senso di un'attività e riduciamo tutto all'ora di lavoro salariato, che sia montare un armadio, cambiare le password agli impiegati o insegnare storia a dei diciassettenni, allora è chiaro che lavorare diventa deprimente.
Io ho fatto vari lavori nella mia vita e lavorare coi ragazzi non lo equiparo neanche minimamente agli altri lavori che ho fatto. l'energia , la bellezza, la responsabilità e la passione che ci mettevo niente hanno a che vedere con quando ho fatto la cameriera al ristorante, e questa è una predisposizione personale.
Il singolo lavoratore è schiacciato dal capitalismo e spesso non ha scelta; ma rinunciare a ogni idea di passione e responsabilità personale ci rende, a tutti gli effetti, solo macchine.
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Questa voce è stata modificata (18 ore fa)
in reply to BB

scusate mi intrometto e me ne vado subito ma secondo me anche se qualche attività può dare soddisfazione e qualche mestiere può essere appassionante e stimolante si tratta di eccezioni, per il resto lavorare è deprimente. non lo so, magari lavorare in una società socialista non lo sarebbe (non ne ho idea) o lavorare in proprio non lo è (anche qui non lo so) ma lavorare da dipendente nel capitalismo* lo è.
Questa voce è stata modificata (18 ore fa)
in reply to BB

persone diverse hanno talenti predisposizioni e intelligenze diverse e costringerle a fare quello che non vogliono fare non rende tutti uguali, genere frustrazione e scarsa qualità per chiunque ruoti intorno a quell'attività.

prendo l'esempio delle due tipe che facevano tutt'altro e ora fanno le insegnanti di sostegno in una scuola di paese:
- hanno fatto scontente tutte le altre insegnanti perché lavorano male, peggiorando l'ambiente di lavoro per tutt*
- non seguono a dovere i bambini che hanno diritto a un sostegno, famiglie incazzate
- impediscono agli altri di lavorare bene perché vogliono fare il minimo indispensabile senza sbattersi

ok vittime del capitalismo, abbasso il lavoro, ma non potevano rimanere a non fare un cazzo al bar invece che a scuola? è uguale?
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Questa voce è stata modificata (18 ore fa)
in reply to BB

sono contento che tu mi abbia risposto perchè nella vis polemica ci sono dei pensieri che ho dovuto tagliare con l'accetta e altri volutamente trascurare per non scrivere un papello lungo 1km (e già così...) e mi dai l'occasione per ritornarci.

io non volevo assolutamente dire che tutti i lavori si equivalgono (e fare l'insegnante e lavorare con delle giovani menti non è affatto uguale a fare il cameriere) o che tutto si riduce all'ora di lavoro.
la mia voleva essere una riflessione sulla mancanza di motivazione nel proprio lavoro e se questa potesse essere giustificata dallo stato in cui versa un settore e dalle condizioni in cui si lavora o se invece dovesse essere biasimabile il lavoratore stesso.

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in reply to muffa

la mia era anche una polemica contro la concezione del lavoro come missione (una concezione che imperversa in Italia, meno in altri paesi), soprattutto per quelle professioni "delicate" come l'insegnante o o il medico, e tale per cui chi fa queste professioni deve avere ogni giorno della sua vita la stessa passione ("ci vuole passione!!!"), di quando ha iniziato, e se questo non succede, "eh allora non puoi più fare quella professione".

ora in tutti mestieri, ci sono persone che sanno fare bene il proprio lavoro, altre meno bene, altre che sono dei cani. queste ultime lo sono per tutta una serie di motivi, alcuni imputabili a loro, altri no.

2/

in reply to muffa

la mia domanda è: "posso biasimare un insegnante che dopo anni in cui la scuola è stata definanziata, considerata un costo invece che un investimento, messi i lavoratori del settore in competizione l'uno con l'altro, costantemente e progressivamwente dequalificati, non abbia più la motivazione del primo giorno e si aggiri per le aule facendo quello che lui considera il minimo sindacale per portare a casa uno stipendio?
posso biasimare un medico che dopo anni di tagli ai posti letto e alle strutture ospedaliere, si trova con un bacino di malati che è 10 volte quello con cui ha iniziato, costringendolo a turni di lavoro massacranti e un costante rischio di burnout e ora mi guarda con occhi vitrei mentre mi dice la diagnosi sognando di trasferirsi in un ospedale privato?"

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in reply to muffa

la mia risposta è: "col cazzo che li biasimo". è brutto dirlo, è brutta la loro mancanza di motivazione, tutto quello che volete ma per me è pienamente giustificata.

4/4

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in reply to muffa

capisco perfettamente il tuo discorso.
Se assumo anche io una prospettiva molto ampia lo condivido in pieno.
posso biasimare l'insegnante ...?
dal punto di vista teorico e generale: no, non puoi
dal punto di vista quotidiano, particolare, si che puoi.
puoi se sei uno studente, puoi se sei un collega, in generale, puoi.
dalla prospettiva di chi sta "sotto" la scelta dell'insegnante di fare il minimo sindacale, il resto passa in secondo piano. quindi l'insegnante, seppure possiamo capirlo e solidarizzare, genera frustrazione e sofferenza per diverse persone e anche questa è una parte della questione.

Chiaramente il problema non è lui/lei, sta a monte, nella gestione del sistema scolastico. tra l'altro, anche quando lavorare a scuola era davvero un privilegio, c'erano...

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@lorcon @lysander @GustavinoBevilacqua

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in reply to BB

un sacco di stronz* incapaci. ma forse si potrebbe fare lo stesso discorso.

la concezione del lavoro come missione è una fregatura, un modo per dare il contentino a chi non ha scelta.
ma, nel quotidiano, il valore che si dà al proprio tempo fa la differenza e non è soltanto un contentino.

la passione non può essere un propulsore per 24h/24h 365 giorni all'anno, ma se di base c'è, cambia sicuramente la qualità delle giornate e come si vive con sé stess*.

nel mio piccolo la differenza che ho notato fra il fare un lavoro qualunque, solo perché dovevo lavorare, al fare un lavoro che mi appassiona è stata sconvolgente.
purtroppo era a progetto ed è finito; ma se potessi farlo per 20 anni, ci sarebbero periodi duri ma dubito che arriverei a viverlo come l'altro lavoro.poi non so

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in reply to BB

per concludere riesco a comprendere e a condividere il tuo discorso in pieno ma, se cambio prospettiva, cambio anche il tipo di ragionamento.
penso siano giustificati sia la solidarietà nei confronti dell'incompetente che il biasimo, a seconda della prospettiva.

ma la soluzione, se esiste, sta sicuramente nel migliorare il sistema e non nel prendersela col singolo, e su questo penso che ci sia poco da discutere

in reply to BB

2 cose poi chiudo per non appesantire troppo la discussione

> "la passione non può essere un propulsore per 24h/24h 365 giorni all'anno, ma se di base c'è, cambia sicuramente la qualità delle giornate e come si vive con sé stess*."
in parte sono d'accordo. per quel che mi riguarda, la passione per l'informatica mi fa ancora preferire questo mestiere ad altri, ma la voglia e l'entusiasmo con i quali ho iniziato sono andati.
fare lo stesso lavoro ogni giorno della tua vita per me è anti-umano, qualsiasi sia il lavoro. farlo per un padrone ancora più alienante. farlo a ritmi e condizioni che peggiorano nel tempo peggio mi sento.
questo vale per la maggior parte di noi. poi ci saranno alcuni per i quali quella professione è la massima aspirazione della loro vita e si sentono

1/

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in reply to muffa

dei privilegiati a poter fare quello che fanno. beati loro ma stiamo parlando di mosche bianche.
2. se in altri paesi lo stato del sistema scolastico è molto migliore che da noi e i tassi di demotivazione del corpo insegnante sono molto bassi, i motivi li conosciamo senza star qui a ripeterli (classe politica che ha investito soldi su soldi nel miglioramento del sistema con una programmazione decennale, livello di civiltà maggiore, lavoratori più coscienti e organizzati, salari più alti, ecc). niente di tutto ciò è imputabile al collega fancazzista, che fa girare i coglioni anche a me, in particolare se i miei superiori mi hanno caricato di lavoro, garantendosi che io sia attaccato alla catena di produzione. dovrei prendermela con loro, invece me la prendo con il mio collega.

2/2

in reply to muffa

certo, su questo non si discute. prendersela con i colleghi è un po' come fare i cappon di Renzo, ed è vero.
penso comunque che quando si ha a che fare con l'educazione di bambin* e adolescenti o con la salute, o in generale mestieri che hanno un impatto enorme sulla vita delle persone, sia comunque istintivo attribuire un minimo di responsabiltà personale a certi comportamenti, soprattutto se magari oltre a lavorare male l* tizi* ostacola anche tentativi di unione e lotta sindacale e perché non cerca un miglioramento, semplicemente non vuole rotture di coglioni. esistono anche loro.
per il resto ti sei spiegato benissimo e condivido tutto. per me c'è questo tassello in più.

(sulla sanità:ho una cara amica che lavora in ospedale e non so come faccia a reggere la pressione..)

@lorcon @lysander @GustavinoBevilacqua

in reply to BB

Io vado un po' controcorrente ed estendo quel che bb dice anche oltre la salute. È vero che se faccio merdate nel mio lavoro attuale non ci va di mezzo la vita di una persona, per fortuna, ma il punto trovo sia applicabile a me come a un insegnante o a un medico.
E il punto è:
Io faccio il lavoro che vorrei, per il quale credo di avere passione? No. L'ho fatto per qualche tempo poi sono stato diciamo scalzato via dalla politica, ma questa è un'altra storia. Il lavoro che faccio ora è comunque in un campo per cui ho passione quindi sono caduto in piedi, ma è comunque un ripiego.

Credo sia, o debba essere, una missione? No, e nemmeno per insegnanti/medici. Se la persona la sente come vocazione, meglio, farà quasi certamente un ottimo lavoro anche in condizioni scarse (ho conosciuto un insegnante così, faceva le magie), ma non è assolutamente necessario e come dice muffa sono mosche bianche.

Critico però i colleghi (e gli insegnanti/medici) che hanno accettato di fare questo lavoro come ripiego di un qualcosa di completamente diverso.

Non si tratta di fancazzismo, che anzi stimo, con gli strumenti che abbiamo potremmo produrre 100 in tre ore, ci pagano 10 e pretendono 300, è assolutamente legittimo lavorare due ore e pure con calma.
Si tratta proprio di stare attivamente in un ambiente che non piace, per il quale non si ha inclinazione, e nel quale si rovina la vita a sé stessi e a chi si ha intorno.
Lo noto nel mio campo, dalla trasmissione dell'altro giorno vedo che lo si nota nell'insegnamento, sono sicuro si noti in tutti i campi, chi è lì ma lì non ci vuol stare e non ha un briciolo di interesse o inclinazione per starci, si nota. E rovina la vita a tutti, compreso sé stesso

Qui parlo probabilmente a vanvera perché io, la lotta operaia vera non l'ho mai vista, ma mi ricorda un po' i crumiri.
Persone che accettano condizioni misere e "rovinano" l'ambiente per i compagni, perché comunque devono pur mangiare.

La colpa REALE di chi è? Della società, che non permette alla gente la cui inclinazione non ha posti di lavoro liberi di stare sul divano e fare una vita comunque dignitosa e piacevole, ovviamente. Dei padroni che su questa guerra tra poveri ci costruiscono imperi, anche.
Ma anche, secondo me, un po' di chi, per riprendere la trasmissione "voleva fare l'avvocato ma non ha trovato quindi si è data all'insegnamento".

Questa voce è stata modificata (17 ore fa)
in reply to Lysander il breve

> "Si tratta proprio di stare attivamente in un ambiente che non piace, per il quale non si ha inclinazione, e nel quale si rovina la vita a sé stessi e a chi si ha intorno."
naturalmente sono d'accordo su questo però secondo me i problemi della scuola sono tanti e così grossi che l'ultimo dei problemi è il mancato avvocato che ha scelto di fare l'insegnante come ripiego. questo è solo quello che chi lavora nella scuola vede più vicino e con cui ci si scontra nel quotidiano e imho lo sopravvaluta come importanza.
in reply to muffa

@muffa @lorcon @rag. Gustavino Bevilacqua @BB @Lysander il breve

un commento al volo avendo *credo* letto tutto il thread, ma non son sicura, because giornata impegnativa

ci sono due questioni indipendenti:

* queste persone sono parte di un problema strutturale che porta un drastico peggioramento della qualità degli ambienti lavorativi sotto svariati punti di vista? SI
* è colpa loro? NO, neanche un po'

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in reply to muffa

rega' tutti i discorsi che scagionano il mondo del lavoro sono sindrome di stoccolma sotto coperta.

Scagionano tutti il proprio lavoro finché lo fanno, o se stessi nel farlo, magari a scapito degli altri.
Poi quando ne esci ti rientra la vita in corpo giorno dopo giorni manco ti avesse toccato gesù cristo in persona come a lazzaro!

E poi magari da che insegnavi ti metti a organizzare circoli di studio, da che eri cuoco inizi a frequentare le mense sociali, da che eri grafico salariato inizi a fare artivism ecc.
La verità brutale è che non ti piace fare l'insegnante, il cuoco, il grafico, ti piace innalzare i tuoi simili (magari in quel modo specifico più che in altri eh), che è benedetta natura umana.

Questa voce è stata modificata (18 ore fa)
in reply to MDADS

mi scuserai ma non sono sicuro di aver capito la tua posizione a riguardo :)
in reply to muffa

neanche io ho capito.
edit: o forse ho capito:
in realtà pensi che ti piaccia un lavoro ma non è vero perché se potessi farlo fuori dall'orario di lavoro sarebbe meglio, quindi il lavoro è bello solo quando non è sotto contratto ma quando è totalmente libero e autogestito.
ho capito?

@Marco_DA_DiSera @lorcon @lysander @GustavinoBevilacqua

Questa voce è stata modificata (18 ore fa)
in reply to muffa

che tutti i "lavori", o almeno quasi tutti, hanno cose interessanti, piacevoli o magari anche belle nel vero senso della parola.
Ciò non toglie che sia il sistema del mercato del lavoro che è una porcheria e inevitabilmente succhierà l'anima anche alla persona più dedicata e che più ama quello che fa.

E che fintanto che si è in un lavoro non ce ne si rende conto fino in fondo, perché appunto essendo una relazione che sovverte delle realtà piacevoli (che sono tali per natura umana) è intrinsecamente tossica.
Poi appena si smette di lavorare ci si rende conto di quanto il lavoro ci stava consumando, ci si riprende e immancabilmente si torna a fare cose edificanti.

in reply to MDADS

e da li si torna anche a lavorare, un po' per la necessità ovviamente, ma un po' anche perché siamo naturalmente tutti portati a fare cose edificanti ed utili, per noi e per i nostri simili, ed il circolo ricomincia, perché è proprio su queste basi, unite al gatekeeping dell'accesso al sostentamento, che il mostro del capitalismo si nutre
in reply to MDADS

la più alta concentrazione di gente che fa un mestiere per svoltare anche se è incapace e incompetente? non tra gli it, non tra gli insegnanti, tra i politici, scommetto

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in reply to d10c4n3

Come dicevo qualche decina di toot fa, una volta chi non voleva fare il brigante andava a fare il CC.

Ora si butta in politica.

in reply to muffa

concordo in buona parte con quanto dici. Io infatti i colleghi in questione li aiuto comunque (leggasi: gli paro il culo quando fanno cazzate), se mi chiedono gli spiegono e tutto. E, sopratutto, gli do consigli lato sindacale burocratico (e ho scoperto che c'è gente che non sa che la malattia è coperta dalla mutua o come prendere le ferie) o altro. Sono miei compagni di lavoro, fanno parte della mia stessa classe e ritengo doveroso farlo. Ma ho sempre ritenuto che "i lavoratori tutto possono distruggere perché tutto possono ricostruire" e che proprio per questo fosse buona cosa professionalizzarsi, acquisire competenze tecniche e gestionali da poter poi usare per costruire un mondo a misura nostra. E vedo colleghi giovani ma non vitali. Cosa costruire con chi non sa cambiare una lampadina? @lysander @GustavinoBevilacqua
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in reply to lorcon

trovano un ambiente di lavoro che li professionalizza e li forma o la loro formazione è delegata alla buona volontà del collega senior perchè sennò è un costo per l'azienda? nel secondo caso, la loro mancanza di vitalità è triste per gente della loro età ma non biasimabile. penso che l'ambiente di lavoro molto faccia nel dare o meno motivazione alle persone che ci lavorano e che un ambiente di lavoro sano possa contagiare anche i più demotivati. cosa costruire? non lo so. per ora mi limiterei a dare una mano nel lavoro quotidiano, come fai già.
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in reply to muffa

ma infatti la responsabilità principale è dell'azienda che ha strutturato in questo modo il lavoro (poi per altri versi dove lavoro si lavora bene, sopratutto da quando a un responsabile è stato spiegato in modo deciso che deve starsene *molto* calmo). Però anche i colleghi ci mettono del loro, non è tanto che sono demotivati (sono molto più demotivato io ma nel catafottermene ho trovato l'equilibrio) ma si vede proprio che sono lì per caso, buon per loro perché molti vengono da posti di lavoro orripilanti ma mi perplimono. Non approfondiscono, non si rendono conto delle implicazioni di certe scelte aziendali, che pure subiscono sulla loro pelle. Arrivano, fanno il loro compitino, tornano a casa, si rincoppano con il binge watching di netflix, ripetono da capo il ciclo. @lysander @GustavinoBevilacqua
in reply to lorcon

a me pare una situazione ormai generale del settore. pure da me la situazione è disastrosa. parlo per quanto riguarda abbattimento dei costi e aumento dei carichi di lavoro. poi certo sempre meglio che lavorare nella ristorazione.
per quanto riguarda il livello di consapevolezza, 50 anni di assenza di lotte sociali si sentono su tutti, pure sui più anziani.
Questa voce è stata modificata (16 ore fa)
in reply to muffa

Altro che nel settore, io questa sorta di alienazione la vedo un po' ovunque!
Nel magazziniere come nel medico, quel che cambia è che il medico si spacca di video di analisi sui videogame giapponesi, e il magazziniere di tiktok di ballerine.

Però sempre della stessa cosa si tratta

in reply to muffa

sottoscrivo
Tranne l'orgoglio
L'orgoglio al massimo c'è quando faccio un lavoro fatto bene, anche contro o nell'ignoranza totale di chi mi sta sopra o del cliente
Ma orgoglio di essere carne da macello come bovino che vince il primo premio alla fiera del bue grasso, no
E ora che nemmeno la pensione può essere un miraggio, la sottomissione di molti la capisco sempre meno
O forse ci lamentiamo ma in realtà stiamo bene, chissà, forse siamo solo drogati
in reply to filobus

forse nel flusso di pensieri mi sono spiegato male. il mio non è orgoglio per il lavoro che faccio, ma orgoglio per la classe a cui appartengo. che è una classe di sfruttati, di perdenti e di sconfitti e di senza potere ma che a volte è riuscita e riesce lo stesso a tenere testa a chi ha tutto il potere del mondo.
in reply to muffa

sì capisco
Ma alla fine è una classe?
O tanti relitti di mare che alla fine votano per chi li sfrutta, si arrangia, dà contro i più poveri e disgraziati che affogano in mare, se riesce a mandare avanti i figli a fare i bancari è ancora oggi contenta, o manda i figli all'estero ma insomma ognuno per sé
Sarà che il mio umore è per niente roseo ultimamente, e certo non tutti sono uguali, ma temo che il futuro sarà radioso per il cambiamento climatico
Questa voce è stata modificata (18 ore fa)
in reply to filobus

spesso la seconda, in alcuni casi però la prima che hai detto.
in reply to Lysander il breve

io un anno fa ho detto che dato che stavano assumendo gente non formata o con una formazione a dir poco carente bisognava fare formazione interna. Mi è stato risposto che costa troppo e quindi "impareranno sul campo". Come risultato vi è stato il crollo verticale delle competenze che dici e spesso i lavori vanno fatti due volte: la prima volta da un neoassunto che ha seguito una guida fatta male e integrando i buchi cin chatgpt e la seconda volta da me o altri con più esperienza. Scrivere documentazione sensata richiede tempo (soldi), io avrei le competenze per farlo ma siccome sono mansionato in modo ridicolo e con un livello contrattuale oltre l'insulto mi rifiuto di fare più del minimo. @GustavinoBevilacqua

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